ADDIO AD ARNALDO POMODORO. IL LEGAME CON PESARO E PIETRARUBBIA

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Ci sono artisti il cui talento e le cui opere superano la notorietà del loro nome: uno di questi è Arnaldo Pomodoro, morto il giorno prima del suo 99esimo compleanno a Milano. Era nato il 23 giugno del ‘96 nel Montefeltro, nel riminese, ma la sua infanzia l’aveva passata a Pesaro. Sono le sfere in bronzo  realizzate per essere collocate nei luoghi pubblici di varie città, dalla Farnesina a Roma che gli  fu commissionata nel 66 per l’expo di Montreal, al Trinity college a Dublino e a Pesaro in piazzale della libertà, quella che familiarmente in molti chiamano la palla. Sono tra le opere che meglio identificano lo scultore, che in questo modo ha voluto dare forma alla contrapposizione tra la perfezione della sfera e la complessità dell’interno, rivelato da fessure che interrompono la continuità della forma geometrica. Ma ci sono anche il Disco Grande attualmente in piazza Meda a Milano, La Lancia di Luce -l’obelisco in ferro a Terni, le colonne  a Pavia e Spoleto. E poi c’è’ Pietrarubbia a testimoniare che il forte legame dell’artista con le Marche non si è mai interrotto. Il piccolo borgo del Montefeltro, in provincia di Pesaro, luogo strategico all’inizio del mille e poi per secoli abbandonato, Pietrarubbia deve a lui il suo recupero e la sua rinascita culturale, eletto a luogo simbolico del suo lavoro,  dove fondò una scuola sull’arte dei metalli che ha dato vita ad una mostra permanente riannodando il filo con la storia del luogo dall’antichissima tradizione siderurgica e che oggi perde il suo mentore