Sulla brutale morte di Luigia Fortunato, la donna uccisa in casa dal padre di suo figlio, i centri antiviolenza delle Marche sono compatti sul messaggio da voler veicolare senza fraintendimenti. Negli ultimi giorni si stanno rincorrendo le voci sull’effettiva classificazione del reato come femminicidio o no. E su questo il Coordinamento regionale nelle Marche dei centri antiviolenza e delle case di rifugio interviene sul dibattito e sottolinea che: Se dal punto di vista strettamente giuridico e procedurale i magistrati devono compiere i passaggi formali previsti dal codice penale, da un punto di vista sociale, culturale e fenomenologico questo è, senza ombra di dubbio, un femminicidio.
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