ISTAT, MARCHE LONGEVE, MA NATALITA’ IN CALO

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Prima dei dati, il fuori programma: la presentazione del report si è aperta con la lettura di una lettera in cui i lavoratori dell’Istat hanno denunciato il precariato che soffoca l’istituto. Un paradosso emblematico che introduce una fotografia amara per le Marche, dove il declino morde più forte che nel resto del paese: i residenti calano a un ritmo più veloce della media nazionale e il PIL pro capite viaggia sotto di circa l’8 per cento rispetto al dato italiano. Il crollo demografico è guidato da una denatalità sempre più marcata, con l’età media al parto che sfiora ormai i 33 anni e un saldo naturale fortemente negativo. A pagare il prezzo più alto sono i comuni delle aree interne, che si vanno impoverendo di energie e servizi, mentre l’unico argine, solo parziale, alla perdita di abitanti continua a essere garantito dalla presenza dei residenti stranieri. Un quadro di profonda sofferenza che intreccia precarietà, invecchiamento e ritardo economico, imponendo interventi immediati su lavoro, sostegni alle famiglie e rilancio dei territori per provare a invertire la rotta ed evitare il depauperamento della regione.

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