Fuori dai cancelli della Fincantieri il rumore dei cantieri oggi si ferma. Resta solo un silenzio che pesa come un macigno. Un silenzio che porta con sé la rabbia per una tragedia a cui era impossibile rassegnarsi: i nomi di Sofiane Boutraa e di Kabir Mohidul, morto dopo un mese di agonia, si imprimono nella memoria di tutti. Cinquantacinque anni il primo, padre di tre figli; solo ventinove il secondo. Il loro sangue e quella trappola di fuoco non possono essere archiviati come una semplice fatalità. Ad Ancona i lavoratori ci mettono il corpo e la voce per gridare che la sicurezza non è un costo da tagliare, ma una promessa sacra.
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